LOCUTA LUTETIA

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Se il mondo va alla malora
non è solo colpa degli uomini
Così diceva una svampita
pipando una granita col chalumeau
al Café de Paris

Non so chi fosse A volte il Genio è quasi
una cosa da nulla, un colpo di tosse

Eugenio Montale, da Quaderno di quattro anni, Mondadori, 1977

Metro: Una strofe di cinque versi più un distico di chiusura, tutti di lunghezza diversa. Si noti la mancanza di qualunque segno di punteggiatura, sia intermedia che finale. L’uso di termini ed espressioni colloquiali (“andare alla malora”, “svampita” “pipare”) aggiunge un tono canzonatorio alla (presunta) serietà del tema.

Commento: sotto l’apparenza di un andamento discorsivo, da distratta conversazione da bar, la lirica rivela la piena maturità tecnica e poetica di Montale. Mai come in questa breve poesia le scelte stilistiche definiscono e connotano il contenuto e viceversa; mai come qui il verso libero appare obbligato, nella sua apparente “casualità”, ogni parola non potendo che essere quella e in quel punto, ogni a capo non essendo che l’unico a capo concepibile.

È una poesia esemplare dell’ultimo Montale, in cui un concetto banale, un avvenimento marginale producono una riflessione potenzialmente escatologica, che però viene lasciata alle cure del lettore (ammesso che ci creda). Ad essa invece Montale riserva un beffardo sorriso, convinto com’è dell’insussistenza del Tutto. Con i due sardonici versi finali anche il titolo in latino, così ricercato e aulico, svela la sua essenza illusoria e straniante, com’è la stessa sostanza del mondo.

Eugenio Montale (Genova 1896 – Milano 1981), è tra i massimi poeti italiani del Novecento e forse degli ultimi secoli; premio Nobel per la letteratura nel 1975. Da Genova si trasferì nel 1927 a Firenze, dove venne in contatto con l’Umanesimo fiorentino, e poi a Milano, dove iniziò l’esperienza giornalistica. Le tappe fondamentali della sua poesia sono segnate dalle raccolte poetiche “Ossi di Seppia”, dato alle stampe nel 1925, “Le Occasioni” pubblicate nel 1939, “La bufera e altro” del 1956, “Satura” del 1971, “Quaderno di quattro anni”, del 1977. Fu anche finissimo traduttore.

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