LA BRACE DEI PENSIERI

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La Casa consiglia: un calice di emozioni

Martina sgranò gli occhi, non riusciva a mettere in ordine i pensieri né un piede dopo l’altro. La sua mente produceva immagini disordinate come gli zampilli di una fontana. Luca partiva. Lei era appena tornata.

Pronunciò quel verbo così tante volte nella sua mente che quella parola si impossessò di lei per alcuni minuti, perdendo di significato.

Aveva vinto ancora, Luca. Aveva trovato un altro modo per ridurla in pezzi.

Martina guardò Andrea diritto negli occhi e, consapevole che quel gesto avrebbe scaturito pericolose conseguenze, gli chiese di avviarsi a casa.

Cercò di riflettere in uno spazio piccolo, fece appello a tutta la sua razionalità per essere nel momento e scoprire cosa Luca volesse segretamente dire comunicandole la sua fuga. Si girò verso di lui e restò immobile, non avrebbe fatto neanche un passo verso quell’uomo, sebbene fosse interamente in suo potere.

Lui la raggiunse e cercò di prendere tra le mani il suo viso, lei si liberò dalla presa.

Luca tirò fuori le sue chiavi di casa dalla tasca destra del jeans e gliele porse: desiderava che le possedesse lei durante il tempo dell’assenza. Lei era la sua casa, la sua persona. Mentre fluivano queste parole Martina soppresse l’irrefrenabile istinto di accarezzargli i capelli e il viso. L’intimità non conosce tempi per manifestarsi.

Non si sarebbe mai più imbattuta nella sua immagine muta, non avrebbe mai più incontrato il suo odore? Dove stava andando e perché? Luca lasciò cadere le chiavi a terra e afferrò le sue mani.

L’impatto del rumore del metallo emise un suono acuto sull’asfalto e riportò Martina alla realtà del mondo: ancora una volta aveva scelto lei, ancora una volta cercava la sua approvazione, andava via ma restava dentro.

Martina fece un passo indietro: non poteva custodire la sua chiave.

Lui guardò con insistenza una porzione di viso tra la bocca e la guancia e i suoi occhi verdi pronunciarono un lento monologo: andare era l’unico modo per tornare ad essere, ad essere due, ad essere liberi; scomparire per ritrovarsi: doveva immergersi per poter essere degno di quelle profondità che lei gli aveva mostrato.

-Aspettami, siamo la grande bellezza.- Lo disse una sola volta con voce ferma. Martina prese le sue chiavi di casa e si allontanò.

L’estate ormai era finita, l’Andalusia aveva riempito gli occhi e la bocca di Martina. Il viaggio aveva nutrito il corpo dentro. Calpestare terre vergini le aveva permesso di ritrovarsi in un incontro tenue. Camminare con Andrea al suo fianco era un atto ormai naturale. Il ritorno alla vita fu lento: Martina aveva riposto la sveglia nel cassetto e aveva tolto l’orologio dal polso, voleva rispondere solo al suo orologio interno e non avere né orari né regole. Aveva vissuto con fin troppe costrizioni.

Ancora in uno stato di dormiveglia si diresse in cucina e prese una tazza di caffè. Trascinandosi fino al salone diede il buongiorno a Roberta, che era seduta alla scrivania intenta a riscrivere la sua tesi, alzò gli occhi e le sorrise; Martina si svegliò di colpo, nell’immediato svanì quello stato di sonnolenza che le intorpidiva il corpo: nella camera di Andrea, una ragazza. Una fitta lancinante di gelosia le invase lo stomaco: era viva. Sorrise.

A settembre l’università era semivuota, Martina amava quella quiete e il tepore del sole che abbracciava i corpi. Sotto i portici di un chiostro antico era immersa nei racconti di Tabucchi.

Una forza travolgente la costrinse ad alzare lo sguardo: il suo odore.

Impallidì il cuore, le mani divennero algide, un frastuono le scosse la schiena; con un gesto immediato si portò gli occhiali da sole che aveva a mo’ di fermacapelli sugli occhi per nascondere lacrime presuntuose. Cercò di riprendere il controllo sul suo corpo, ma non riusciva a muoversi.

Luca era tornato. Pochi passi in avanti e avrebbe inciampato nella sua immagine muta. Si allungò con il busto per ampliare la visuale e lo spettacolo la fece trasalire: lui leggeva per un’altra. Sentì quell’immagine dentro con tutta la sua violenza e forza. Stava facendo l’amore con un’altra donna davanti ai suoi occhi, violando luoghi e promesse mai spezzate cui lei ancora credeva.

Il passaggio innanzi a loro era obbligato per lasciare quel luogo adultero. Fece appello a tutta la sua forza per mettere un piede dopo l’altro. Luca sorrise pieno di dolore.

Quando non fu più a vista d’occhio dei due, accelerò il passo e si portò fuori dell’edificio.

Un pianto di dolore, acuto, grave, lancinante. Luca non aveva mai letto per nessuno, la sua voce era il loro amore, la loro promessa, il filo che li univa. Lui avrebbe letto solo per lei.

La sospensione e l’attesa lasciarono il posto all’ira, le domande lasciarono sedere, al tavolo della verità, le risposte. L’attesa era finita, il desiderio di trattenerlo dentro svanì. Luca aveva reciso il legame. Se solo avesse avuto il coraggio di dirle la verità, di dirle che non l’amava abbastanza. Non era una colpa non amare più, ma illuderla di amarla per sempre, il celarle la verità qualsiasi essa fosse, tenerla sospesa e legata, era deplorevole.

Luca aveva scelto lei come custode delle sue debolezze, aveva scelto lei come sua forza, aveva scelto lei per essere una meravigliosa e fragile creatura, lei che non avrebbe mai usato una sola parola per scagliarsi contro di lui. Lui aveva scelto lei, lei aveva scelto male; ma nonostante tutto non avrebbe mai infierito sul ragazzo dagli occhi malinconici che le aveva regalato un istante di beatitudine sottratto allo scorrere del tempo. Un segno profondo aveva solcato il dentro, Luca ne era responsabile. Non si videro per una lunga porzione di tempo.

Nella stanza calda, ricolma di gente, l’aria era viziata.

Un brusio diffuso non distolse l’attenzione di Martina da quel piccolo cartoncino bianco che stringeva tra le mani, gli anni trascorsi non avevano spezzato l’incanto delle parole: all’attenzione della Mia Persona.

Le luci si abbassarono e un uomo in giacca e cravatta entrò con un incedere sicuro sul palco. Avvicinò a sé il microfono con un gesto fermo, il venditore di parole. Il tono non era più rotto dal pianto, né emozionato: la sua voce era affascinante, coinvolgente e calda. Quell’uomo dagli occhi verdi conquistò la sua platea. Non c’erano più tracce di quel ragazzo a piedi scalzi che le aveva rubato un libro tra le mani: sedeva vincente in cima alla montagna della vita.

Martina era sinceramente partecipe di quella vittoria ed era orgogliosa per aver percorso con lui quei sentieri impervi. I loro occhi si incontrarono: il tempo si fermò per qualche istante. Luca non riusciva a toglierle gli occhi di dosso.

Terminata la presentazione del suo libro, le luci si riaccesero e Luca raggiunse la sua compagna, una donna dalla bellezza superba e dallo sguardo gentile.

Martina lo perse tra la folla, fece per uscire e alla porta inciampò nel suo odore.

Si abbracciarono, era il loro modo di salutarsi. Martina aprì il portafogli e gli consegnò la sua chiave di casa. Luca le diede una copia del libro che aveva scritto. La sua immagine muta stava per dirle qualcosa, Martina indietreggiò. Era libera.

Luca e Martina non si videro più. Si erano trovati.

Martina uscì e si diresse verso la sua auto, dove Andrea l’aspettava impaziente. Non era sorpresa di vederlo, lui era sempre stato il suo fianco. Tornarono a casa, la loro.

Seduti a terra in terrazza con una bottiglia di vino rosso e un vinile di De Gregori, si raccontarono: Luca non era più un fantasma da combattere. La lotta era finita.

Martina lo baciò appassionatamente: Andrea era il suo posto. Complice la notte, fecero l’amore sotto un cielo di stelle. Una corrispondenza di amorosi sensi.

Il vento ancora caldo sfogliò le pagine del libro di Luca che maldestramente cadde dal tavolo. Si aprì una pagina bianca. A circa un terzo dell’altezza del foglio, sillabe nere si rincorrevano nello spazio di un amore,

Alla Mia Persona

L’altra parte della mia anima

About author

Annalisa Castaldo

Nasce nel 1982 a San Giorgio a Cremano, a Napoli. Afferma che la scrittura cura, combacia i pezzi e conduce alla grande bellezza, quella di dentro. La passione che nutre la porta a conseguire la laurea specialistica in Filologia moderna, ottenendo poi la certificazione per insegnare italiano agli stranieri. Ha vissuto e insegnato in Inghilterra per diversi anni e ora vive e insegna italiano a Milano. Sogna di ubriacarsi di vita, di vino e di poesia. Non necessariamente in quest’ordine.

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