AL PRINCIPE

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Al principe

Se torna il sole, se discende la sera,
se la notte ha un sapore di notti future,
se un pomeriggio di pioggia sembra tornare
da tempi troppo amati e mai avuti del tutto,
io non sono più felice, né di goderne né di soffrirne:
non sento più, davanti a me, tutta la vita…

Per essere poeti, bisogna avere molto tempo:
ore e ore di solitudine sono il solo modo
perché si formi qualcosa, che è forza, abbandono,
vizio, libertà, per dare stile al caos.

Io tempo ormai ne ho poco: per colpa della morte
che viene avanti, al tramonto della gioventù.
Ma per colpa anche di questo nostro mondo umano,
che ai poveri toglie il pane, ai poeti la pace

Pier Paolo Pasolini, La religione del mio tempo, Einaudi 1961

Metro: Tre strofe, una di sei versi, due di quattro. L’andamento lento e cadenzato (quasi da metrica classica) proprio dei versi lunghi utilizzati, conferisce alla poesia quel tono didascalico-argomentativo che è peculiare di certa poesia pasoliniana.

Commento: Abituale bersaglio polemico di Pasolini era l’omologazione culturale prodotta dalla società industriale di massa, che impedisce anche solo il sogno di essere poeta. Qui, la riflessione finale su questa impossibilità prende l’avvio da un livello più intimo e personale. Una crisi esistenziale, l’avvicinarsi dell’età matura diventa l’occasione per riflettere sulla vita stessa, sul poco tempo ormai concesso all’autore per coltivare il suo mondo poetico ideale, che ha bisogno di solitudine, pace e riflessione. È l’intermissione della propria storia personale nella Storia, il personale che diventa politico, il tentativo di opporre alla disumanità della vita moderna il ricordo- rimpianto di un’età dell’oro della poesia, irrimediabilmente perduta per sé e per ogni uomo.

Pier Paolo Pasolini (Bologna, 5 marzo 1922 – Roma, 2 novembre 1975) è stato uno scrittore, poeta e regista italiano. È considerato uno dei maggiori artisti e intellettuali italiani del XX secolo.La sua eccezionale versatilità culturale gli permise di distinguersi come poeta, romanziere, giornalista, critico letterario e regista cinematografico. Osservatore assai critico delle trasformazioni della società italiana dal dopoguerra alla metà degli anni ‘70, con i suoi giudizi radicali ed eterodossi suscitò forti polemiche e accesi dibattiti nel mondo culturale e politico.

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