IL CIELO DEGLI INNOCENTI

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La Casa consiglia: una preghiera

16 dicembre 2014. 10 del mattino circa. Peshawar. Un pezzo di futuro e di mondo muore.
Un gruppo estremisti islamici vicini ai Talebani, forse sei, forse nove, irrompe in una scuola della città gestita dai militari, una delle più prestigiose del Paese, dove i bambini indossano camicia bianca, cravatta e maglione verde e le bambine dei lunghi vestiti color del cielo per prepararsi alla vita di fuori, seduti nei banchi e leggendo libri.
Al grido di “E’ la nostra risposta alle vostre aggressioni che ammazzano i nostri figli, le dostre donne e distruggono le nostre case. Adesso anche voi proverete lo stesso dolore”, 120 piccole creature sono state massacrate mentre sfogliavano i loro libri o, chissà, cancellavano con le gomme le sbavature dei loro disegni con case colorate, alberi verdi e cielo stellato.
Questo cielo, oggi, è sporco di sangue. Inguardabile. Insostenibile allo sguardo di un mondo scandalizzato, giudice e complice, anche.
In questo cielo i droni americani sembrano insetti innocui che svolazzano, cercando di risucchiare lo sporco.

In questo cielo i nostri lamenti e i nostri discorsi sono solo inutili pezze che cercano di ripulirlo.
Neanche le lacrime e le mani improvvisamente invecchiatesi di quelle madri mutilate del loro grembo possono scrostare quei segni di morte.
Perché la traccia del sangue innocente, quella, ci rimane attaccata addosso.
Magari né oggi né domani la noteremo, mentre aspettiamo l’autobus, mentre imprechiamo per la pozzanghera che ha sporcato i nostri stivali nuovi, mentre accendiamo il gas sotto la nostra moka.
Ma quando accompagneremo a scuola i nostri figli o semplicemnete incontreremo un bambino per strada, in classe o alla fermata del bus della scuola, sicuro e forte nella sua innocente e inconsapevole spensieratezza, ci sentiremo tutti un po’ sporchi.
Senza colpa, forse.
Ma con un insostenibile peso sul cuore.

Oggi, per Le Fil Noir, è davvero difficile restare in equilibrio sul filo della bellezza.

About author

Annalisa Parente

Docente di Lettere, sognatrice a tempo indeterminato, scrittrice da sempre. In Montale, de Andrè e in Salinas ritrovo la mia anima nostalgica e poetica. A Parigi, New York e Lisbona accarezzo i miei lunghi capelli dispersi tra vento, luci e caffè.

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